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WHAT?/COSA?
La storia riscritta da Tarantino in ‘Bastardi senza gloria’.


Quasi tre ore di film e lo spettatore è lì incollato allo schermo per l’unico finale possibile di una storia che così riscritta può offrirla solo il cinema. Una ragazza ebrea scampata ad un freddo e professionale colonnello delle SS nel 1940 riesce, quattro anni dopo, a dar fuoco ad una sala cinematografica in cui i maggiori esponenti del partito nazista finanche lo stesso Hitler siedono per godersi un mellifluo film di propaganda, ignara che nella stessa sala uomini di un commando di soldati ebrei capeggiati da un beffardo tenente americano hanno un obiettivo simile.
Fin qui la storia, il resto lo fa la maestria di un regista quale Tarantino capace di scovare attori straordinari, lo è innegabilmente su tutti lo semisconosciuto -almeno per il grande pubblico- attore austriaco Christoph Wlatz, nei panni del colonnello delle SS Hans Landa. Un regista capace di assorbire, metabolizzare fino a fare proprio l’intero panorama cinematografico internazionale sviando dal genere splatter in cui si rischia di isolarlo per dare dimostrazione di amare più gli altri di se stesso così da fare della pellicola un continuo gioco di tributi e rimandi. Non è un caso che la scena finale sia nel cinema, luogo culto per Tarantino, non è un caso che sia proprio lì a trionfare la giustizia, di una ragazza, Shosanna (M. Laurent) che da vittima si fa carnefice di un’umanità corrotta dal potere, dalla violenza, dal delirio di una razza che si crede superiore ad un’altra. Al punto che passa quasi in secondo piano l’azione dei ‘bastardi’ che dà il nome al film. Un gruppo di soldati ebrei raccolti con l’unico intento di ammazzare quanti più soldati nazisti possibile in terra di Francia. A guidare questa accozzaglia di uomini è un tenete americano, Aldo Rain (Pitt) che sprona i suoi uomini chiedendo lo scalpo dei nazisti uccisi. E ovviamente trattandosi di Tarantino l’azione ci viene più volte, orgogliosamente, mostrata. Beffardo oltre ogni limite, Aldo Rain e i suoi uomini arrivano a fare da supporto ad un agente speciale inglese da affiancare ad una spia nazista, una famosa attrice, proprio alla prima di un film. Di lì in poi l’azione si prona al manierismo infiorettato di Tarantino nella memorabile scena della taverna, un omaggio ai western italiani, e poi allo stesso cinema intellettuale europeo di inizio secolo. L’immagine di Shosanna sul telo in fiamme mentre la sua voce ammonisce i nazisti in sala o il film nel film in bianco e nero del giovane soldato tedesco che si fa lui stesso protagonista della pellicola e che sostituisce in cartellone il film della Riefenstahl in un riferimento d’obbligo del cinema tedesco sono vere chicche per lo spettatore.
Insomma nulla viene lasciato al caso, ambientazioni sentitamente da studio, pochi esterni. I costumi, le musiche perfette compreso l’audace accostamento della canzone di David Bowie nell’attimo della preparazione di Shosanna alla serata, in stile ‘Blude Runner’ anche nelle architetture degli spazi, al sacrificio dell’eroina che si immola per far giustizia. Scena bellissima e poetica. Persino l’ironia sull’uso delle lingue in cui gli attori, vedi Rein e commilitoni, inciampano è voluto ad uso della pellicola così come non ci si perde una parola nei dialoghi in tedesco dove si percepisce tutta la drammaticità del momento.
Tutto il resto passa in secondo piano.
‘Bastardi senza gloria’ si rivela dunque un chiaro omaggio al cinema, che appunto tutto può, finanche riscrivere la storia.
Pazienza per qualche schizzo di sangue, vi verrà da scrollarvelo di dosso, distratti dal beffardo sorriso del tenente Rein (alias Brad Pitt) e del viso glaciale del colonnello Landa.

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Albina Fiamma